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August 25 I Templari e la sindone di Cristo: l’ultimo saggio di Barbara Frale
Potrebbe sembrare il titolo di un nuovo romanzo fantasy di ambientazione medievale che combina due emblemi di quel medioevo inventato dalla cultura di massa: l’Ordine del Tempio, con i suoi presunti segreti, misteri e risvolti esoterici, e la sindone, ovvero il lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la crocifissione, altro oggetto affascinante e pieno di mistero. Invece si tratta di un saggio di una serissima studiosa Barbara Frale, pupilla del medievista Cardini, studiosa dei Templari, può vantare diverse pubblicazioni in merito, e delle crociate, nonché ufficiale dell’Archivio Segreto Vaticano (I Templari e la sindone di Cristo, Il Mulino, pp. 252, 2009, euro 16). La teoria secondo la quale la sindone, dopo essere stata trafugata da Costantinopoli nel 1204 in occasione della IV Crociata, fu custodita in segreto dai Templari, grandi esperti e detentori di reliquie, risale alla fine degli anni Settanta e fu proposta dallo storico inglese Ian Wilson. Questo studioso aveva messo collegato la sindone a quanto emerso dalle inquisizioni contro i Templari, cioè come costoro adorassero in segreto un idolo barbuto che secondo Wilson non sarebbe stato che il sacro telo chiuso in una teca speciale fatta apposta per lasciar vedere solo l'immagine del volto. A distanza di trent'anni la Frale, dalla sua posizione privilegiata presso l’Archivio Segreto Vaticano, ha provato ad aggiungere alla tesi di Wilson i tasselli mancanti analizzando fonti inedite riguardanti i Templari. Il libro è articolato in tre densi capitoli nei quali l’autrice tratta del famigerato idolo adorato dai Templari noto come Bafhomet, traendo importanti conclusioni e riuscendo a trovare interessanti indizi depurati dall’effetto delle torture e di una visione neo-templare sorta tra Settecento e Ottocento, della sindone come immagine impressionante di un corpo di un uomo massacrato proprio come era avvenuto a Gesù secondo i Vangeli, del ruolo delle eresie sorte nel corso del Duecento che negavano la reale umanità di Cristo. L’analisi della Frale risulta sempre precisa e puntuale, basata sul dato storico. Tuttavia non esistono prove documentate sul passaggio della sindone ai Templari dopo il 1204 e dai Templari sino alla sua apparizione dal nulla a Lirey nel 1351. È interessante notare come i personaggi legati alla scomparsa e ricomparsa della sindone siano in quale modo correlabili ai Templari: Othon de la Roche, signore di Atene, che avrebbe portato con sé la sindone da Bisanzio tra il 1204 e il 1205 era imparentato con un alto dignitario templare Amaury del la Roche vissuto nella seconda metà del XIII secolo che probabilmente ricevette in custodia la reliquia dal parente duca d’Atene; Geoffrey de Charnay è il nome sia del precettore di Normandia morto su rogo nel 1314 con Jacques de Molay che del proprietario della sindone a Lirey nel 1351. Anche in questa circostanza un legame di sangue. Una pura coincidenza storica? Alla teoria di Wilson l’autrice aggiunge importanti tasselli come ad esempio il ritrovamento nel 1951 di un dipinto del volto di Cristo su un pannello di tavola a Templecombe in Inghilterra già sede di una comunità templare, ma soprattutto una testimonianza documentaria relativa agli interrogatori avvenuti dopo le persecuzioni del 1307 ritrovata nell’Archivio Segreto. Nel 1287 un giovane di buona famiglia della Francia del Sud di nome Arnaut Sabbatier, chiese e ottenne di entrare nell'Ordine templare. Durante la cerimonia d'ingresso, dopo aver preso i tre voti di povertà, obbedienza e castità, il precettore condusse il novizio in un luogo chiuso, accessibile ai soli frati, quindi gli mostrò un lungo telo di lino che portava impressa la figura di un uomo e gli impose di adorarlo baciandogli per tre volte i piedi. Quel telo era la sacra sindone? Secondo la Frale sì. I Templari adoravano la sindone, la più sacra delle reliquie e l’avrebbero custodita in segreto, per via delle scomunica papale indirizzata a chi commerciava reliquie, specie quelle provenienti dal sacco di Costantinopoli, in Provenza come strumento per combattere l’eresia catara che negava l’umanità e la corporeità di Gesù Cristo. Afferma la Frale: «I Templari si procurarono la sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie». Nel libro l’autrice fa qualche accenno a nuove ricerche condotte sulle sindone, in particolare l’individuazione di scritte in latino, greco e aramaico. A tal proposito è stata protagonista, sulle pagine del quotidiano torinese La Stampa, di una breve polemica con il noto filologo classico Luciano Canfora. Ma su questo argomento e su altri aspetti l’autrice preannuncia un secondo volume a completamento del primo dal titolo La sindone di Gesù Nazareno. Nel saggio di Barbara Frale non c’è mai spazio per la fantasia, la sua è una teoria affascinante anche dal punto di vista scientifico. Non è la vera storia della sindone, ma è una storia possibile.
VR
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